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Sette artisti italiani VINCENZO CABIATI, EVA MARISALDI, AMEDEO MARTEGANI, DARIO JOHANNES MOLINARI, LILIANA MORO, RICCARDO PARACCHINI, LUCA SCARABELLI La mostra è stata realizzata grazie al parziale contributo di Contactum sa, Demolli Industria Cartaria s.p.a., Gabel Industria Tessile s.p.a. e Veragouth Falegnameria sa. Galleria SPSAS (Società
Pittori Scultori Architetti Svizzeri), Via Orelli, Locarno, Svizzera, Tel./Fax
+ 41 91 751 15 07. Inaugurazione Sabato 15 novembre 1997 ore 17.30. Orario:
dal martedì al sabato 14.30-19.00. La mostra rimarrà aperta
fino al 20 dicembre 1997.
COMUNICATO STAMPA L’esposizione intende offrire uno sguardo sugli episodi più recenti della scena italiana. Gli artisti invitati sono in parte emersi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta (Vincenzo Cabiati, Eva Marisaldi, Amedeo Martegani, Liliana Moro,) e in parte si sono affacciati sul panorama espositivo nelle ultime stagioni (Dario Johannes Molinari, Riccardo Paracchini, Luca Scarabelli). Rappresentano una generazione di artisti attivi nella stessa area geografica, quella del Nord Italia, ma separati da uno scarto temporale che lì rende affini per orizzonte e modelli di riferimento e diversi per formazione e opportunità. Vincenzo Cabiati ha esposto nelle
principali gallerie italiane (Studio Marconi, Milano, Scognamiglio e Teano,
Napoli), ha partecipato a mostre collettive all’estero presso la Galleria
Analix di Ginevra e il FRAC Langue-Roussillon. Eva Marisaldi collabora
con la Galleria Neon di Bologna, la Galleria Massimo De Carlo di
Milano e la Galleria Robert Prime di Londra, è stata invitata a
varie collettive di livello internazionale presso il Musée de la
Ville de Paris, il P.S.I. di New York, Manifesta a Rotterdam, il Centre
d’Art Contemporain di Ginevra, l’ICA di Londra,.
Gli artisti presenti in mostra formano, per direzione di lavoro e condivisione di esperienze due ambiti paralleli: Cabiati, Marisaldi, Martegani, Moro da una parte e Molinari, Scarabelli, Paracchini dall’altra. E’ accaduto e accade tuttora che i loro percorsi si incrocino o si sovrappongano, che l’uno orientasse lo sguardo nella direzione dell’altro, tuttavia sarebbe improprio imprigionare il loro lavoro in una tematica comune; si pongono semplicemente lungo un unico ma variegato orizzonte, verso un’ “Esistenza Elettrica”. Il titolo dell’esposizione si propone come auspicio, speranza e affermazione di un certo atteggiamento nei confronti del fare artistico, del proprio ruolo nel mondo dell’arte. Tutte le opere presentate in
mostre sono state espressamente concepite per questa occasione.
OPERE IN MOSTRA Vincenzo Cabiati propone Arancia, grande drappo di seta giallo-arancio su cui navigano alcune navi. L’opera trae forma da frammenti o dettagli attinti da un universo di immagini private, dalla storia dell’arte, dal cinema, dalle infinite suggestioni della realtà. La citazione come calco e calcografia, come maschera e maquette è ripetizione e riproduzione di temi e soggetti con inclinazioni ora ironiche ora inquietanti. Cabiati ama il frammento, non come testimonianza e rievocazione di una storia o della Storia, bensì come occasione, congegno ad hoc capace di produrre spaesamenti e squilibri, apparizioni e sparizioni. Il tempo della storia si incrocia con quello dell’opera creando uno spazio proprio, sciolto dal divenire ed eletto a nuova icona. Amedeo Martegani presenta Autoritratto con treccine, un olio su tela di piccole dimensioni appeso all’altezza del volto dell’artista e “incorniciato” da una corda per saltare. La disposizione verticale di piccoli quadrati policromi sulla tela è testimone, nella sua inespressiva essenzialità, della volontà di astenersi dalla raffigurazione di sé: si allude a un gioco di sottrazioni e sparizioni che, restituendo il piacere di un umorismo sottile, ci riconduce all’idea di autoritratto. Eva Marisaldi dispone a terra una serie di stampe fotografiche che ritraggono disegni tracciati con polveri colorate e sottoposti a un processo di scannarizzazione. Quali immagini verranno restituite? tappeti variegati, deserti artificiali, scenari impalpabili? L’opera trae origine da una serie di domande che l’artista si pone o chiede le vengano poste, interrogativi che diventano metodo di lavoro. In questo caso la domanda posta è Bimbo?, l’opera risponde con un ulteriore interrogativo: “aridità come condizione?” o “aridità come desiderio?”. Il video di Liliana Moro, AIA, offre l’immagine di un paio di piedi che càlzano delle scarpe da tip-tap modificate con una punta di plastica rossa; la scena viene interrotta da un rumore secco che precede una nuova immagine. I piedi mascherati, nostra àncora sulla terra, sono testimoni di accadimenti improvvisi e necessari, ineluttabili. Dario Johannes Molinari espone Portrait as a widow Mirabel, plotter su tavola raffiguranti nove diverse figure di Madonna. Sugli occhi di ognuna è tracciata un linea nera, secondo l’uso tipico della censura. L’opera riprende la notizia di un padre post-mortem che, per volontà della moglie, subisce un’operazione finalizzata ad estrargli le cellule spermatiche che permetteranno alla vedova di procreare. Si tratta di un fatto realmente accaduto, lì a testimoniare che nella nostra epoca, come nel mistero dell’Annunciazione, è possibile concepire senza cedere all’istinto sessuale. L’Annunciazione si trasforma, prosaicamente, in annuncio, notizia, news. La linea nera sugli occhi della Madonna esprime pudore, inadeguatezza, imbarazzo. Nel percorso verso la sparizione e il virtuale anche i gesti più necessari alla vita divengono rinunciabili. Un quadro di Riccardo Paracchini, L’Arcangelo Gabriele mostra i segni, esibisce un fondo monocromo azzurro su cui campeggia una sagoma, dipinta in bianco, di un personaggio femminile: la composizione sembra a tuttaprima evidenziare la centralità della figura. A uno sguardo più attento ci si accorge tuttavia che l’immagine originaria, tratta da riviste di moda, è stata epurata da ogni valenza di femminilità e sex-appeal, da ogni minimo accenno alla contemporaneità. Rimangono tracce di sacralità, assenza di umanità che rievocano i visi immoti e inespressivi delle Madonne del Trecento. Luca Scarabelli presenta Non
mi piacciono i lunedì, un grande tavolo cosparso di centrini
neri, un cassetto rimane aperto e vi si intravede una rivoltella. L’installazione
rimanda a un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti: una ragazza si
reca a scuola e uccide con una pistola alcuni compagni; alla richiesta
di spiegare il movente, ribatte che poiché i pensieri non corrispondono
alle parole non è in grado di giustificarsi. L’opera è quindi
strutturata sulla base di una presenza fortemente emotiva che tuttavia
agisce solo come voce fuori campo percepibile con difficoltà. La
ragazza, drammatica protagonista del fatto, svanisce con il suo gesto.
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